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Una Bellezza Inutile

Gli abitanti della città [Gerico] dissero a Eliseo: «Ecco è bello soggiornare in questa città, come tu stesso puoi constatare, signore, ma l’acqua è cattiva e la terra è sterile (2Re 2:19)

Chiunque guardava Gerico o ci passava soltanto qualche giorno, vedeva una bella città, un posto gradevole da abitare. La realtà, però, era differente e gli abitanti dovettero fare un’amara confessione a Eliseo: La gente pensa che la nostra città sia bella (e in effetto, ha ragione), la verità, però, è un’altra: Abbiamo acqua per lavarci, bere e cucinare… ma non ne abbiamo a sufficienza per coltivare i campi. Dobbiamo acquistare a caro prezzo tutto ciò che ci serve per sopravvivere, così non andremo avanti per molto.

Eliseo fu subito ben disposto verso gli abitanti della città e chiesta una scodella nuova e del sale, si recò alla sorgente dell’acqua e vi versò il sale, dichiarando: «Così dice il Signore: Io rendo sane queste acque, ed esse non saranno più causa di morte né di sterilità». Così le acque furono rese sane e tali sono rimaste fino a oggi.

Questa storia riporta subito alla mente altre vicende molto lontane nel tempo, tanto diverse eppure così simili, d’inutili esteriorità. Pensiamo alla chiesa di Sardi quando Gesù le dice: Tu hai fama di vivere ma sei morto o quella di Laodicea alla quale fa scrivere: Tu dici: “Sono ricco, mi sono arricchito e non ho bisogno di niente!” Tu non sai, invece, che sei infelice fra tutti, miserabile, povero, cieco e nudo (cfr. Apocalisse 3).

I cristiani di Sardi avevano un’ottima reputazione di vitalità, mentre erano morti nel cuore, nello spirito, nella mente. Chiunque avesse considerato la comunità di Laodicea, i locali, le iniziative benefiche e le numerose attività, non avrebbe potuto che concludere che era una chiesa di successo, da ammirare, da imitare. Mentre l’infelicità, la miseria e l’ottusità spirituale la facevano da padrone.

Entrambe quelle chiese avevano bisogno di un vero, profondo e zelante ravvedimento, sapendo che Gesù non si fa incantare dalle forme della pietà senza potenza, dalle labbra che gridano “Signore, Signore”, mentre il cuore è lontano da Lui.

Carissimi, queste cose sono scritte per ammonimento nostro, perché ci esaminiamo per verificare la coerenza della nostra fede, affinché non ci illudiamo confidando su una bellezza sterile, che colpisce gli occhi degli uomini, ma non inganna l’onniscienza di Cristo.

Se stamattina confessiamo il nostro bisogno, se chiediamo aiuto con umiltà e fede, il Signore Gesù è pronto ad andare alla sorgente del problema, e dalla scodella nuova della Sua divina natura, versare il sale della Sua grazia per guarire i nostri cuori ammorbati e resi sterili dall’incredulità e dalla ribellione, dalla competizione e dall’indifferenza, dal formalismo e dalla superficialità… e da tanti mali che Lui solo conosce e che soltanto lo Spirito Santo può rivelarci compiutamente.