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Senza pretese

Signore, il mio cuore non è orgoglioso e i miei occhi non sono altèri; non aspiro a cose troppo grandi e troppo alte per me
[Salmo 131]

Il concetto che vuole esprimere la parola “orgoglioso” è elevarsi, essere altezzoso, esaltarsi.

Sono sentimenti che non compaiono nella mente di Davide, che spera soltanto nel Signore, sottomesso alla Sua volontà, fiducioso della Sua cura.

Una versione in lingua corrente traduce così: “Signore, il mio cuore non ha pretese”.

Qualcuno potrebbe dire: “Davide era diventato Re, che cosa poteva ancora pretendere?”.

Chi parla così, sottovaluta l’avidità umana che, da Eva in poi, si lascia sempre attrarre da posizioni (apparentemente) migliori, spesso senza preoccuparsi di chi o che cosa dovrà calpestare nell’arrampicarsi per conseguirle.

La condizione del credente descritta nel salmo, invece, è di totale appagamento e soddisfazione: “Come bimbo svezzato in braccio a sua madre”.

Non è, però, mancanza di ambizione o stoica rinuncia alla ricerca della felicità, ma una condizione in cui uno non ha nessuna pretesa.

Carissimi nel Signore, mentre tutte le relazioni sembrano logorate da pretese, recriminazioni e litigi, stiamo attenti a non trasformare anche il nostro rapporto con Dio in una specie di continua controversia in cui Dio è sempre in debito con noi.

Prestiamo attenzione affinché le nostre aspirazioni (anche se ammantate di spiritualità) non producano amarezza e insoddisfazione verso Dio, e invidia e competizione nei confronti del prossimo.

Possa, invece, la nostra vita realizzare la condizione di chi vive “senza pretese” perché in Cristo ha ricevuto, mediante la Sua morte e la Sua risurrezione, tutto pienamente.

Senza mai dimenticare questa meravigliosa verità: Colui che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per noi tutti, non ci donerà forse anche tutte le cose con lui? [Romani 8:32].

Che cosa vogliamo di più?


Aniello & Rosanna Esposito

Twitter: @adiportici

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