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Quando esci fuori, si vede chi sei

Ma quel servo, uscito fuori, trovò uno dei suoi conservi che gli doveva cento denari; e, afferratolo, lo strangolava, dicendo: “Paga quello che devi!” 

(Matteo 18:28)

Un uomo doveva al re un’enorme somma di denaro, incalcolabile. Messo davanti alle sue responsabilità, disperato e senza scampo, il debito gli fu completamente rimesso. Uscendo fuori, questi incontrò un conservo che gli doveva una piccola somma di denaro e, senza pietà, lo strozzava pretendendo il dovuto e, non essendo soddisfatto, lo mandò in rovina. Qualcuno riferì l’accaduto al re, che senza esitare lo punì severamente.

Molti considerano questa parabola di Gesù iperbolica, data la smisurata differenza fra i due debiti. È comprensibile, è umano, ma non alla luce della Parola di Dio.

Il peccato, che Dio ci ha perdonato in Cristo, non è paragonabile a nessuna offesa, danno o torto che un nostro simile possa farci.

Dentro, davanti al Re, il servo aveva umilmente chiesto perdono e l’aveva ottenuto; era dunque “stato benedetto”. Ma uscito fuori aveva rivelato la sua vera natura, crudele e vendicativa.

La stessa dinamica, purtroppo, si ripropone quando noi, commossi ed emozionati, chiediamo perdono al Signore, Che ce lo concede, ma poi “uscendo fuori”, non riusciamo a trattare altrettanto compassionevolmente gli altri.

Carissimi, ci sarebbero tante cose da dire sul perdono divino e su quello fraterno, ma la riflessione di oggi si concentra su queste tre parole: “Ma… uscito fuori”.

Noi, come siamo quando usciamo fuori

Oggi più che mai c’è bisogno di un “cristianesimo da strada” che non si fermi alle forme del culto e alle emozioni passeggere, ma che si traduca in amore, compassione, perdono e in uno slancio “missionario” vero, sincero, zelante e concreto.

Perché, quello che siamo veramente, non è soltanto ciò che si vede mentre siamo in chiesa a lodare il Signore, ma quello che siamo, diciamo e facciamo quando usciamo fuori.

Signore, aiutaci ad onorarTi!


Aniello & Rosanna Esposito

Twitter: @adiportici

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