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La tentazione della tristezza

E, dopo aver pregato, si alzò, andò dai discepoli e li trovò addormentati per la tristezza, e disse loro: «Perché dormite? Alzatevi e pregate, affinché non entriate in tentazione» (Luca 22:45, 46)

 

I discepoli stanno vivendo uno dei momenti più oscuri della storia dell’umanità. La morte del Maestro sarà per loro un colpo durissimo, nessuno può onestamente dire di poter capire o soltanto immaginare il loro stato d’animo.

Gesù lo sa. Li ha preavvisati: «Le cose che si riferiscono a me, stanno per compiersi». E li ha preparati: «Pregate di non entrare in tentazione», ma non è servito. La tristezza li ha fiaccati, spossati, fatti addormentare.

Egli conosce bene quel sentimento: “L’anima mia è oppressa da tristezza mortale”. Ne ha ricevute dosi mostruose, ma ha vinto proprio mediante la preghiera. Il Signore li sveglia, scuotendoli e invitandoli a pregare, ma sa già che essi cederanno. Che due di loro, tutti tristi, se ne andranno verso Emmaus e gli altri – tutti – saranno oppressi dall’angoscia.

La tristezza svanì definitivamente il giorno della Risurrezione, quando… “Gesù venne e si presentò in mezzo a loro, e disse: «Pace a voi!» … I discepoli dunque, veduto il Signore, si rallegrarono”. Il Maestro lo aveva predetto: “Il vostro cuore si rallegrerà e nessuno vi toglierà la vostra gioia”.

Carissimo, Gesù conosce la tua tristezza, la tua angoscia. Non si è mai sognato di minimizzarne le ragioni, né ti giudica perché tu provi queste sensazioni… ma t’invita ad alzarti e pregare per non entrare in tentazione.

Se la fonte della tua tristezza è grande, sappi che quella della tua gioia lo è di più: Gesù vive e regna, ha dissolto le colpe, lavato le iniquità, schiacciato il capo del serpente. Se confidi in Lui, non ci sarà prova, battaglia, ostacolo in grado di oscurare la gioia della salvezza, la serenità che procede dalla Sua grazia.

Amati in Cristo, viviamo in un mondo e in un’epoca sommersa da sentimenti di angoscia e disperazione, pessimismo e mestizia e chissà che in questa realtà la più grande testimonianza non debba proprio essere quella di credenti sorridenti e gioiosi perché il loro Redentore vive, regna e intercede per loro?