La sindrome della rassegnazione

Il tuo cuore perseveri sempre nel timore del Signore; poiché c’è un avvenire, e la tua speranza non sarà delusa

(Proverbi 23:17, 18)

Da diversi anni, soprattutto in Svezia, sono stati osservati dei casi particolari di una patologia definita “Sindrome da rassegnazione” (uppgivenhetssyndrom). I soggetti affetti sono figli di rifugiati, di diverse età e sesso, che cadono in uno stato di apatia totale, vittime dello spettro del rimpatrio e di un futuro incerto e spaventoso. Sebbene le loro funzioni vitali non siano minimamente compromesse e il loro cervello non mostri alcuna anomalia, questi bambini non parlano, non si muovono, non interagiscono e devono essere alimentati attraverso sonde, mentre i loro muscoli devono essere tonificati per mezzo di costanti manovre fisioterapiche.

Ogni tipo di truffa o inganno è stato escluso e i medici non sanno fornire alcuna spiegazione esauriente. Diversi bambini si sono “risvegliati” nel momento in cui la situazione delle loro famiglie si è normalizzata, ottenendo la prospettiva di un futuro migliore.

Dobbiamo riconoscere onestamente che all’inizio sembrava di leggere, se non una “fake news” almeno una notizia esagerata o mal comunicata. Non è così. Anzi, una notissima piattaforma streaming ha diffuso un dettagliato documentario in proposito.

Che cosa c’entra con la nostra “buona settimana”?

Non è possibile non notare le similitudini fra la Sindrome da rassegnazione che colpisce quei poveri bimbi e la condizione psicologica e soprattutto spirituale di molti cristiani oggi.

Sono tanti che, in questo periodo, provati duramente da diversi punti di vista, sono sprofondati in una condizione di apatia, pessimismo e sonno spirituale che li sta rendendo indifferenti alla grazia di Dio, restii alla comunione fraterna e praticamente atrofizzati nel servizio cristiano.

Apparentemente non c’è nulla che non vada, ma intimamente c’è un coma spirituale che, se non invertito in tempo, può portare alla morte spirituale.

Riguardo alla Sindrome da rassegnazione, i medici svedesi hanno notato che la condizione si inverte e i bambini rifioriscono quando le famiglie si sentono al sicuro.

E noi, fratelli, ci sentiamo al sicuro o stiamo risentendo dell’incertezza che ci circonda e ci stiamo “rinchiudendo” pericolosamente?

È veramente importante che noi, figli di Dio nati di nuovo, non ci facciamo paralizzare dalla paura e che ci ricordiamo Chi è nostro Padre e quanto preziosi siamo per Lui… visto che ci ha acquistati con il Suo sangue!

Perciò, quando la paura e l’insicurezza bussano alla porta, vogliamo dire a noi stessi: “O mio cuor calmo sta, sta sereno al sicuro in Gesù”!

Sì, carissimi, perseveriamo sempre nel timore del Signore; poiché c’è un avvenire, e la nostra speranza non sarà delusa!


Aniello & Rosanna Esposito

Twitter: @adiportici

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