Durante quel tempo, che fu lungo [Dio non ha tempi morti] (A. A. Esposito)
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La tua voce, il tuo sospiro, il tuo grido
27 Febbraio 2012

La Scorta

Mi vergognavo di chiedere al re una scorta armata e dei cavalieri per difenderci lungo il cammino dal nemico, poiché avevamo detto al re: «La mano del nostro Dio assiste tutti quelli che lo cercano; ma la sua potenza e la sua ira sono contro tutti quelli che l’abbandonano» (Esdra 8:22, 23)

Il re mi aveva dato una scorta di ufficiali e di cavalieri (Neemia 2:9)

 

Esdra e Neemia contribuirono in maniera decisiva alla ricostruzione di Gerusalemme, a ristabilire il culto del Dio vivente, lavorando separatamente, ma anche insieme.

Esdra era sacerdote e scriba, e il suo lavoro fu in gran parte didattico.

Neemia era un funzionario reale, la sua missione fu più pratica, ma comunque fondata su valori spirituali, sull’ubbidienza alla Sua Parola.

Nel recarsi a Gerusalemme, viaggiarono in maniera notevolmente diversa, sebbene avessero lo stesso scopo.

A Esdra non fu fornita alcuna scorta e lui, per coerenza, non la chiese. Chiese però, con preghiere e digiuno, la protezione del Signore. E l’ottenne.

Neemia, probabilmente come funzionario regale, ebbe la scorta senza averla chiesta, ma non la rifiutò.

V’immaginate i due a polemizzare sull’opportunità di avvalersi della protezione armata? Possiamo pensare che il sacerdote Esdra si vantasse di avere più fede del governatore Neemia che si era fatto scortare?

Questo purtroppo capita spesso a noi, quando il Signore ci chiede di battere la stessa strada di un fratello, senza le stesse risorse. Quando opera per noi diversamente che per un altro.

Pensiamoci:

Perché Daniele può mangiare legumi nel palazzo reale,

mentre Ezechiele deve cuocersi il pane sullo sterco di bue?

Come ti senti quando un credente realizza subito una promessa che tu aspetti da tempo?

O quando la vita del tuo fratello sembra più facile della tua?

Forse ti sei lamentato e hai detto: “Perché lui è guarito miracolosamente mentre io ho dovuto subire quella terribile terapia?”.

“Come mai lei ha la gioia di servirTi e di me nessuno si accorge?”.

“Perché lui vede dei risultati e io no?”.

Alle domande individuali, ci saranno risposte personali, a Suo tempo e non dobbiamo dubitare.

Alla domanda generale la risposta è semplice. Ricordi quando Pietro voleva sapere che ne sarebbe stato di Giovanni? Che cosa gli disse il Signore? Che t’importa? Tu, seguimi (cfr. Giovanni 21:20-22).

Questo messaggio potrebbe giungerti mentre sei amareggiato (o semplicemente perplesso) perché il Signore ha chiesto a te quello che non ha domandato a un altro, o ha dato a lui quello che tu stai ancora aspettando. E non ti sembra per niente giusto, o forse sei curioso di sapere perché. Accetta un consiglio fraterno: non dar retta ai tuoi pensieri, ma ascolta che cosa ti dice Gesù. Che t’importa degli altri, tu seguimi!