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In Piedi Nella Tempesta

Dopo che furono rimasti per lungo tempo senza mangiare, Paolo si alzò in mezzo a loro…
(Atti 27:21)‬ ‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬

La tempesta raccontata nel nostro capitolo fu lunga, paurosa e distruttiva. La gente visse giorni di ansia e terrore, l’angoscia riempiva (quasi) ogni cuore.
Proprio quando “ogni speranza di scampare era perduta”, l’apostolo Paolo (lui, che aveva insistito perché non si partisse, avvertendo del pericolo) si alzò in piedi e iniziò a tranquillizzare le persone, confortandole e guidandole.
Alzarsi in piedi.
È un gesto ordinario, normale. Eppure nulla di tutto ciò c’è nell’alzarsi in piedi di quel prigioniero in attesa di giudizio, che fino ad allora era stato seduto insieme agli altri, per cercare di non essere sballottato e di contenere gli impulsi della nausea.
Paolo si alzò e nel farlo divenne punto di riferimento. Qualcuno in grado di attirare l’attenzione, non per mostrare sé stesso, ma perché aveva una “missione” da svolgere.
Paolo si alzò, e nel farlo divenne testimone di verità. Il suo corpo, bagnato e infreddolito come tutti gli altri, divenne pulpito, messaggero e messaggio. Le sue parole furono poche e dirette: avreste fatto meglio a darmi retta e non partire, ma ora fatevi coraggio, perché Dio ha provveduto salvezza, la nave andrà perduta, ma le vite saranno salvate.
La storia, nei dettagli, si legge d’un fiato e ne vale la pena.
La conclusione per noi stamattina è semplice, prevedibile fin dal titolo: Fratelli, in questo momento di tempesta, “alziamoci in piedi” per essere punti di riferimento, testimoni di verità e strumenti di incoraggiamento, affinché nessuno sia vittima della disperazione e perché chi ha perduto la speranza (o sta per perderla) la possa ritrovare in Cristo Gesù.
Non si tratta di essere eroi, ma di testimoniare la nostra fede con coraggio, senza paura e senza fanatismi: “Ho fede in Dio che avverrà come mi è stato detto!”


Aniello & Rosanna Esposito

Twitter: @adiportici

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