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Il più odioso dei “distanziamenti”

Fatti in là, non ti avvicinare perché io sono più santo di te

(Isaia 65:5)

Nessuno di noi può considerarsi immune al virus dell’orgoglio religioso denunciato dal profeta nel nostro versetto e dovremmo stare in guardia per non esserne infettati.

Al tempo di Isaia l’orgoglio dei religiosi s’accompagnava a un’incoerenza plateale (mi provoca sfacciatamente) che causò l’irritazione di Dio (sono per me come un fumo nel naso) meritandosi il giudizio (vi darò la retribuzione), al quale sarebbe scampato soltanto un residuo fedele.

Al tempo di Gesù lo stesso tipo di orgoglio si manifestava nei capi giudei che, con diverse declinazioni (Scribi, Farisei, Sadducei…), esibivano una spocchia arrogante, insieme a un’incoerenza forse meno sfacciata di quella dei loro antenati, ma non certo spiritualmente meno deprecabile. 

Nel Nuovo Testamento s’intravede lo stesso germe fra i Cristiani di Roma, di Corinto e di Laodicea… potenzialmente in grado di comprometterne la comunione fraterna, la buona testimonianza e l’efficacia.

Carissimi, certamente la Parola di oggi ci mette un po’ di apprensione (e deve farlo), per non incorrere nel drammatico errore di diventare orgogliosi e privi d’amore, vivendo un cristianesimo formalmente ineccepibile ma spiritualmente detestabile.

Come possiamo prevenire e curare l’orgoglio religioso? Mediante l’amore

L’amore di Dio, che ci ha accolti e salvati senza alcun nostro merito, che ci spinge a riamarLo, con umiltà e gratitudine, senza mai dimenticare la Sua bontà e la Sua misericordia verso noi. 

L’amore fraterno, che non ci fa additare e giudicare, ma credere e sperare nel ravvedimento.

L’amore per i perduti (la passione per le anime), che ci ricorda che anche noi eravamo senza Dio e senza speranza nel mondo.

Senza mai dimenticare che… è per grazia che siamo stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da noi; è il dono di Dio.  Non è in virtù di opere affinché nessuno se ne vanti!


Aniello & Rosanna Esposito

Twitter: @adiportici

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