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Dodici mesi sprecati…

Dodici mesi dopo, mentre passeggiava sul terrazzo del palazzo reale di Babilonia, il re disse: «Non è questa la grande Babilonia che io ho costruita come residenza reale con la forza della mia potenza e per la gloria della mia maestà?» Il re aveva ancora la parola sulle labbra, quando una voce venne dal cielo e disse: «Sappi, o re Nabucodonosor, che il tuo regno ti è tolto;  tu sarai scacciato di mezzo agli uomini e abiterai con le bestie dei campi … finché tu riconoscerai che l’Altissimo domina sul regno degli uomini e lo dà a chi vuole» (leggere Daniele Capitolo 4)

 
Dodici mesi prima, il re Nabucodonosor era stato avvertito dell’imminente giudizio divino per via di un sogno e mediante la parola del profeta Daniele, che gli aveva intimato: Metti fine ai tuoi peccati praticando la giustizia, e alle tue iniquità mostrando compassione verso gli afflitti. Forse, la tua prosperità potrà essere prolungata» (v. 27).
 
Quale fu la reazione di Nabucodonosor? Chiese consiglio a Daniele per evitare il castigo? Mise fine ai suoi peccati? Mostrò compassione verso gli afflitti? Pregò il Signore che avesse pietà di lui? Sapete che cosa fece l’arrogante re? Assolutamente nulla! Egli visse quell’intero anno in maniera identica a come aveva vissuto prima. Non mutò la considerazione che aveva di sé, il suo rapporto con gli altri e, men che meno, approfondì il suo rapporto con Dio. E il Suo giudizio si avventò su di lui. Carissimi amici e fratelli, esaminiamoci onestamente e domandiamoci francamente quanti di noi abbiamo vissuto gli ultimi dodici mesiconoscendo la volontà di Dio ma non facendo nulla per viverla? Sapendo bene ciò che Egli disapprova della nostra indole e della nostra condotta, senza aver fatto nulla per cambiare?

Pensiamo forse che Dio non mandi a effetto la Sua Parola? O che abbia cambiato idea sul peccato, sull’indolenza, sulla tiepidezza…? Non possiamo permetterci di essere vaghi e distratti come Lot che “girava a vuoto” mentre il giudizio stava per piombare su Sodoma.

Per molti di noi è necessario realizzare un profondo ravvedimento. Sia chi non è ancora nato di nuovo, per convertirsi definitivamente a Cristo; sia chi, pur essendo figlio di Dio, vive nella tiepidezza, nell’egoismo, nel formalismo religioso.

Nessuno può, da solo, cambiare il proprio carattere, moderare il proprio temperamento. Nessuno può espiare le sue colpe, lavare le sue iniquità… Ma c’è Uno che può, che vuole, impedire che siamo giudicati per l’incredulità, per la ribellione alla volontà di Dio, per aver vissuto ignorando la Sua sovranità.

Andiamo perciò a Cristo stamattina per realizzare la Sua grazia, per ricevere mediante la fede nel Suo sacrificio, il perdono dei peccati e la forza di vivere una vita a Lui gradita, in vista del Suo ritorno.

Se abbiamo sprecato gli ultimi dodici mesi… vediamo di non farlo anche con i prossimi!