Definizione di “felicità”

Ecco, noi definiamo felici quelli che hanno sofferto pazientemente. Avete udito parlare della costanza di Giobbe, e conoscete la sorte finale che gli riserbò il Signore, perché il Signore è pieno di compassione e misericordioso (Giacomo 5:11; leggere Matteo 5:2-12)

Con le Sue “beatitudini”, Gesù ha introdotto un “nuovo” concetto di felicità che però fatica sempre a prendere piede, non solo nel mondo, ma anche fra i Suoi discepoli.

Trovare la felicità e l’appagamento nell’essere poveri, afflitti, mansueti, affamati e assetati, misericordiosi, puri di cuore, pacifici, perseguitati, insultati, maltrattati e calunniati… non è per nulla semplice, soprattutto se non si considera la prospettiva insegnata da Cristo.

Per i poveri in spirito c’è il regno dei cieli, per quelli che sono afflitti, c’è la consolazione.
I mansueti, erediteranno la terra e gli affamati e assetati di giustizia, saranno saziati.
Ai misericordiosi, misericordia sarà fatta e i puri di cuore vedranno Dio.
Quelli che si adoperano per la pace saranno chiamati figli di Dio,
 e il regno dei cieli è di quelli che sono perseguitati per motivo di giustizia.
E, infine, grande è nei cieli il premio per gli insultati, per i maltrattati e per i calunniati.

Il mondo da un senso completamente opposto alla felicità. Felici sono il ricco e il gaudente, l’arrogante e chi soddisfa ogni appetito. La vendetta e non la misericordia, il litigio e non la pacatezza caratterizzano l’indole umana, le relazioni e quasi ogni convenzione sociale.

E poi ecco che Giacomo, per lo Spirito Santo, divulga una definizione di felicità, che nel riaffermare l’insegnamento di Gesù evidenzia, in maniera ancor più stridente, il contrasto col concetto secolare e attuale: definiamo felici quelli che hanno sofferto pazientemente!

Non serve chissà quale fantasia per immaginare che questa Parola giunge oggi a molti che hanno ben poco di cui essere felici, che stanno soffrendo. Realtà dure, sogni infranti, ingiustizie e umiliazioni, sofferenze fisiche, morali e spirituali… non mancano mai. Che cosa vuole dirci lo Spirito?

Carissimo figlio o figlia di Dio, riscopri stamattina la vera definizione di felicità. Considera Giobbe, le privazioni e le sofferenze subite, il disprezzo della moglie, l’insensibilità degli amici, l’umiliazione della miseria, dell’inabilità, la drammaticità dei suoi interrogativi e l’assenza di qualunque risposta.

Considera, però, la fine che Dio gli riserbò, come lo istruì, difese e riabilitò, raddoppiandogli le Sue benedizioni, perché il Signore è pieno di compassione e misericordioso!

Carissimo, non perderti d’animo mentre attraversi la sofferenza. Lègati saldamente a Cristo, confida in Lui e vedrai che, incoraggiandoti e aiutandoti a soffrire pazientemente, Egli ti sta preparando per una felicità che non avresti mai, nemmeno osato immaginare.