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Come rispondi alle offese?

I farisei e gli scribi mormoravano, dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». Ed egli disse loro questa parabola…
[Luca 15:2, 3]

 

Nel capitolo 15 di Luca sono narrate tre splendide parabole dell’amore di Dio. Non possiamo comprendere appieno quanti siano stati rincuorati nel sapere che Gesù, come un pastore instancabile, cerca le pecore smarrite, finché non le ritrova.

Le parabole della moneta perduta e del figlio prodigo sono state d’incoraggiamento per numerosi predicatori nell’annunciare il Vangelo e per tanti perduti per ritornare a Dio.

Tutto il capitolo annuncia la gioia della redenzione, prospetta una festa per ogni peccatore che si ravvede, sia in cielo, sia sulla terra.

Come cominciò tutto questo? Da un’offesa.

I nemici calunniavano Gesù, definendolo “amico dei peccatori” e la Sua reazione fu meravigliosa.

Egli non pensò, nemmeno per un secondo, di “scaricare” i peccatori prendendo le distanze da loro. E neanche, contrattaccò, offendendo i Suoi detrattori: “Quando lo offendevano, non offendeva” [1Pietro 2:23].

Come “per le sue lividure abbiamo avuto guarigione”, così dalle offese che Gli erano arrecate Gesù fece procedere un messaggio di speranza per i “peccatori” promettendo accoglienza, perdono, riabilitazione, gioia.

Carissimi, si può dire la stessa cosa di noi quando siamo calunniati e offesi?

Come reagiamo quando le persone dicono sul nostro conto parole che feriscono, o comunque intese a metterci in imbarazzo? Perché non impariamo da Gesù?

Confidiamo in Dio perché ci aiuti, affinché a ogni parola che fa male, pungente, beffarda, malevola possiamo rispondere come fece Gesù: con una potente testimonianza di amore e perdono.

Forse non saremo considerati abili a rispondere per le rime, ma potremo vincere il male con il bene.


Aniello & Rosanna Esposito

Twitter: @adiportici

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