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Che ti ho fatto?

Ascoltate, o monti, la causa del Signore! Anche voi, salde fondamenta della terra! poiché il Signore contende con il suo popolo e vuol discutere con Israele. Popolo mio, che ti ho fatto? In che cosa ti ho stancato? Testimonia pure contro di me! Sono io infatti che ti ho condotto fuori dal paese d’Egitto, ti ho liberato dalla casa di schiavitù, ho mandato davanti a te Mosè, Aaronne e Maria. Ricorda dunque, popolo mio, quel che tramava Balac, re di Moab, e che cosa gli rispose Balaam, figlio di Beor, da Sittim a Ghilgal, affinché tu riconosca la giustizia del Signore» (Michea 6:1-5).

È molto triste che un padre sia costretto a difendersi davanti ai figli, che non solo non gli sono grati, ma perfino l’ignorano, disprezzano, offendono.

Pensiamo a Paolo, per esempio, costretto a difendere il suo ministerio dinanzi ai suoi “figli” nella fede. Le toccanti parole che scrive in sua difesa, ci fanno biasimare i Corinzi anche se c’inducono a domandarci se sia opportuno che l’apostolo si difenda così.

Finché non udiamo la profezia di Michea, dove il dolore del Signore, disprezzato dal Suo popolo, è evidente e straziante. Non è un ego ferito, né frustrazione repressa poi sfogata: è l’amore di Dio che “contende” col Suo popolo.

Il Signore, rievocando la Sua opera di redenzione e protezione verso Israele, domanda: “Che cosa ti ho fatto? In che cosa ti ho stancato?” È un’udienza pubblica, dove le domande divine non hanno bisogno di repliche, perché nella Sua natura, nella storia d’amore per Israele si trovano tutte le risposte: Dio è buono, Israele è ingrato oltre che idolatra, senza memoria oltre che infedele.

E a noi? Che cosa dicono queste parole stamattina? Alla Sua chiesa di oggi il Signore potrebbe ben dire:
A Israele mandai Mosè, per voi sono venuto Io stesso, nel Mio Figlio…
Israele lo liberai dall’Egitto, voi siete stati affrancati dal peccato e dalla colpa…
Il mio popolo fu preservato dalla maledizione di Balaam, voi vi ho benedetti di ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo.

Che cosa vi ho fatto? Perché scegliete sempre le cose di questa terra, quelle che si vedono e disprezzate sempre Me?
Perché mai, davanti ai problemi, siete pronti ad arrangiarvi, a ingannare e a imbrogliare come tutti gli altri, invece che a confidare in Me?

In che cosa vi ho stancato? Giacché vedo che avete tempo e forze per tutto tranne che per adorarMi, per servirMi, per annunciare il Vangelo ai perduti?

Il Signore, oggi, vuol discutere con noi, carissimi. Troviamo del tempo per ascoltare la Sua requisitoria, e chiediamoGli subito perdono, poiché, se siamo onesti e ci lasciamo illuminare dallo Spirito Santo, dovremo riconoscere che spesso Lo abbiamo ignorato, disprezzato, dimenticato e a volte, inconsapevolmente, perfino ridicolizzato o bestemmiato!

Egli non si merita di essere trattato così, per nulla! Prepariamo delle parole da dire e torniamo al Signore; diciamoGli insieme: … «Perdona tutta l’iniquità e accetta questo bene; noi ti offriremo, invece di tori, l’offerta di lode delle nostre labbra. L’Assiria non ci salverà, noi non saliremo più sui cavalli e non diremo più: “Dio nostro!” all’opera delle nostre mani; poiché presso di te l’orfano trova misericordia» (Osea 14:2, 3). Signore, abbi pietà di noi!