Benedicenza

Boaz le rispose: Mi è stato riferito tutto quello che hai fatto … (Rut 2:11)

“Mi è stato riferito tutto quello che hai fatto…” 

Chissà quanti di noi, davanti a una frase del genere comincerebbero a preoccuparsi e a chiedersi: “E adesso che ho fatto? Che gli hanno raccontato?”

Dobbiamo ammettere che siamo così abituati alla maldicenza che talvolta non ci sfiora, nemmeno minimamente, l’idea che qualcuno possa parlare bene di noi.

Per chi non conosce la storia, Boaz era un uomo di Betlemme che, avendo sentito quello che Rut aveva fatto per la suocera, ne era rimasto così impressionato, tanto da farlo innamorare e sposare quella ragazza straniera, dalla quale ebbe un figlio che divenne antenato di Davide e, dunque, di Gesù.

Che cosa aveva fatto Rut?

Dopo la morte del marito, la giovane era rimasta con sua suocera, anch’essa vedova, e aveva lasciato la sua famiglia e la sua patria, per seguirla in mezzo ad un popolo che le era sconosciuto. Rut non se l’era sentita di abbandonare Naomi e le rimase “attaccata”, senza alcuna certezza di sostegno, né di speranza per il futuro.

Questo gesto d’amore fu notato e “la voce si sparse” nella piccola Betlemme giungendo, come abbiamo visto, anche alle orecchie di Boaz.

Che bell’esempio di “benedicenza”!

Carissimi, dobbiamo riconoscere che spesso, nelle nostre relazioni, la diffidenza e i pregiudizi rischiano di farci diventare vittime e autori di maldicenza, spingendoci verso la sfiducia e l’isolamento.

La storia di oggi, però, ci incoraggia a coltivare la sana attitudine di “riconoscere il bene, apprezzarlo e raccontarlo”.

Quegli ignoti “benedicenti” non solo contribuirono alla felicità di una famiglia, ma senza esagerare, gli effetti delle loro parole si ripercossero secoli dopo, in una memorabile notte di Betlemme, quando, dalla famiglia di Davide (dunque di Boaz e di Rut) nacque per noi un Salvatore, che è Cristo il Signore!

Signore, aiutaci a praticare la “benedicenza”!


Aniello & Rosanna Esposito

Twitter: @adiportici

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